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Venture capital in Italia: l’ora non è ancora scoccata, ma gli studi legali possono accelerarla

I capitali internazionali guardano alle imprese innovative italiane. Per trasformare l’interesse in investimenti servono però aziende pronte a crescere con una visione globale e un ecosistema capace di accompagnarle in modo strutturato. 

A cura di Emanuele Rumi Rios, of Counsel di GPD – Studio Legale e Tributario. Pubblicato su Global Legal Chronicle.

Un mercato in crescita, ma non ancora maturo 

Il venture capital italiano è in evoluzione, ma resta distante dagli ecosistemi più maturi, soprattutto nella capacità di finanziare le imprese lungo tutto il percorso di crescita. 

I dati del 2025 confermano la tendenza positiva. Secondo l’EY Venture Capital Barometer, gli investimenti in startup e scaleup italiane hanno raggiunto 1,488 miliardi di euro (+32% sul 2024), mentre il numero di round è sceso da 292 a 238. La crescita del valore complessivo, accompagnata dalla riduzione del numero di operazioni, riflette una maggiore concentrazione degli investimenti: il valore medio dei round è aumentato del 62%, passando da 3,9 a 6,3 milioni di euro. Altre rilevazioni, con perimetri differenti, indicano 1,735 miliardi in 436 round secondo Growth Capital e Italian Tech Alliance e oltre 1,7 miliardi in 385 round per la filiera del venture capital relativa alle startup con sede in Italia, secondo il Venture Capital Monitor. 

La crescita non elimina le criticità strutturali. Il venture capital rappresenta lo 0,07% del PIL italiano, contro lo 0,15% della Germania, lo 0,16% della Spagna e lo 0,22% della Francia, secondo EY. Inoltre, i capitali si concentrano sulle operazioni più grandi, mentre resta difficile finanziare le imprese nelle fasi avanzate. Il cosiddetto funding gap può spingere le scaleup a cercare investitori all’estero, ma segnala anche la necessità di rafforzare la continuità dei finanziamenti nelle diverse fasi di sviluppo. 

Perché l’Italia può attrarre capitali esteri 

Ricerca, competenze industriali e capacità imprenditoriale offrono opportunità in deep tech, life sciences, software e tecnologie applicate all’industria. Aerospazio e farmaceutica sono settori promettenti; moda, design e food possono esprimere potenziale quando innovazione e tecnologia sostengono modelli di business scalabili. 

Anche le valutazioni competitive possono favorire l’interesse internazionale, ma il vantaggio non può essere soltanto il prezzo d’ingresso. Gli investitori cercano imprese con ambizioni globali, team solidi e prospettive di crescita dimostrabili. Una governance fragile, assetti proprietari frammentati o una proprietà intellettuale non adeguatamente tutelata possono compromettere un investimento anche in presenza di una tecnologia valida. 

Dal networking alle operazioni: il valore degli incontri tra ecosistemi 

A settembre 2026, nell’ambito della Rome Future Week, GPD  –  Studio Legale e Tributario e lo studio legale statunitense Polsinelli hanno organizzato The Venture Hour, mettendo in contatto sei investitori statunitensi, operatori italiani del venture capital e sette startup. 

Incontri di questo tipo favoriscono la conoscenza reciproca e permettono alle imprese di comprendere le aspettative degli investitori internazionali. Il loro valore, tuttavia, si misurerà nella capacità di generare collaborazioni, co-investimenti e operazioni concrete. La costruzione di relazioni è un passaggio necessario, ma la maturità di un ecosistema si misura soprattutto nella capacità di trasformarle in capitale investito e opportunità di crescita. 

Tre possibili scenari per il venture capital italiano 

Il futuro del venture capital italiano può svilupparsi lungo tre direttrici. La prima è quella di un’accelerazione: le relazioni tra operatori nazionali e investitori internazionali si consolidano, le startup riescono ad attrarre capitali anche nelle fasi più avanzate e si moltiplicano le opportunità di co-investimento e collaborazione industriale. 

La seconda è una crescita selettiva. L’interesse internazionale continua, ma gli investimenti si concentrano su un numero limitato di imprese, quelle in grado di dimostrare solidità organizzativa, tecnologie difendibili e concrete prospettive di sviluppo. Il mercato cresce, ma il capitale non raggiunge una platea sufficientemente ampia di aziende. 

La terza ipotesi è quella di un’occasione mancata: l’attenzione degli investitori resta episodica e non si traduce in una presenza stabile di capitali. Le imprese non sono sufficientemente preparate ad affrontare il confronto con interlocutori internazionali e criticità di governance, proprietà intellettuale e organizzazione finiscono per ostacolare operazioni che, almeno in partenza, avrebbero potenziale. 

La direzione che prevarrà dipenderà dalla capacità dell’ecosistema di accompagnare le imprese nella crescita e di creare le condizioni perché l’interesse degli investitori si traduca in operazioni concrete. 

Il ruolo degli studi legali: intervenire prima che inizi la trattativa 

Il contributo dell’avvocatura d’affari può iniziare ben prima della negoziazione. Preparare un’impresa a ricevere capitali significa verificare la struttura societaria, gli accordi tra soci, i poteri decisionali e la documentazione necessaria per affrontare una due diligence. Vuol dire individuare e affrontare in anticipo le criticità che potrebbero rallentare o compromettere un investimento, anziché gestirle quando la trattativa è già avviata. 

In questo percorso, uno studio legale inserito in un network internazionale può offrire un valore aggiunto, mettendo in relazione competenze e interlocutori di mercati diversi e facilitando il dialogo tra imprese italiane e investitori esteri. 

La proprietà intellettuale assume un ruolo centrale: brevetti, software, marchi, know-how e diritti sui dati devono essere correttamente identificati e tutelati. Per le imprese che sviluppano o utilizzano sistemi di intelligenza artificiale, occorre inoltre valutare la provenienza dei dati, i diritti sui contenuti, le condizioni d’uso dei modelli e gli obblighi applicabili in materia di AI e protezione dei dati personali. 

Il valore dell’assistenza legale sta proprio nell’andare oltre la singola attività o il parere richiesto: affiancare sia chi cerca capitali sia chi li investe, contribuendo a creare le condizioni giuridiche e organizzative perché l’operazione possa realizzarsi su basi solide. 

Preparare il terreno, non aspettare che il mercato cambi da solo 

Il venture capital italiano dispone di competenze e opportunità, ma per maturare deve rafforzare la disponibilità di capitali nelle fasi di crescita e la preparazione delle imprese. Gli studi legali non possono determinare da soli l’evoluzione del mercato, ma possono ridurre le incertezze, facilitare il dialogo internazionale e rendere le aziende più pronte a ricevere investimenti. 

L’ora del venture capital italiano forse non è ancora scoccata. Accelerarla richiede un impegno condiviso: preparare le imprese e il loro ecosistema di riferimento prima ancora che l’investitore si sieda al tavolo.